Ingorgo in Parlamento
In Parlamento sono arrivati a ripetizione decreti governativi, affastellati con un certo disordine dai vari ministeri, ai quali si aggiungono la legge di stabilità e nuovi decreti davvero urgenti come quello sull’Ilva (che avrebbe dovuto essere presentato già da qualche mese). Tutto ciò deve essere smaltito in tempi estremamente brevi, mentre si avvia inoltre la sessione di bilancio. E’ facile dare al Parlamento la responsabilità dell’ingorgo che si è creato, ma in realtà questa responsabilità va almeno spartita con quella dell’esecutivo.
5 AGO 20

In Parlamento sono arrivati a ripetizione decreti governativi, affastellati con un certo disordine dai vari ministeri, ai quali si aggiungono la legge di stabilità e nuovi decreti davvero urgenti come quello sull’Ilva (che avrebbe dovuto essere presentato già da qualche mese). Tutto ciò deve essere smaltito in tempi estremamente brevi, mentre si avvia inoltre la sessione di bilancio. E’ facile dare al Parlamento la responsabilità dell’ingorgo che si è creato, ma in realtà questa responsabilità va almeno spartita con quella dell’esecutivo. Non è l’ostruzionismo strisciante attribuito di volta in volta all’uno o all’altro gruppo parlamentare la causa principale della difficoltà, che nasce invece da un metodo di governo un po’ approssimativo. I vari ministeri approntano decreti e, una volta approvati dal Consiglio dei ministri, li mandano alle Camere, senza una regia che ne preveda i tempi di approvazione, e anche un bilanciamento delle esigenze poste dalle varie rappresentanze politiche.
Si ha anche l’impressione che ci sia una specie di competizione, e persino una sorta di gelosia, tra i titolari delle varie materie – e in alcuni casi finisce forse per contare di più il futuro del presente – che accresce la confusione. Difficile che, con tutta questa carne al fuoco, la conclusione della legislatura sia fruttuosa, e questo è ormai chiaro a tutti. Però manca una consapevolezza dell’esigenza di fare una selezione, di indicare e sostenere collegialmente le priorità, concordandole con i maggiori partiti. E’ comprensibile che ministri scelti per la loro competenza in ambiti specifici abbiano faticato a impadronirsi di una visione di insieme, e proprio per questo sarebbe necessaria una regia più attenta da parte della presidenza del Consiglio. Si sente troppo spesso qualche ministro dire che, lui, il suo lavoro l’ha fatto, presentando un decreto o un disegno di legge, e che ora “spetta al Parlamento”. Il lavoro di un consulente finisce nel momento in cui presenta il suo elaborato, quello di un ministro invece solo quando i provvedimenti vengono approvati e diventano operativi. Bisogna decidere, per esempio, se è più importante la delega fiscale o il regime degli stabilimenti balneari, senza cedere alle pressioni particolaristiche e senza restare invischiati nella volontà di salvare tutto per non far torto a nessuno: si finirebbe col salvare poco o niente e per alimentare solo la polemica antiparlamentare.